7 scultori per 7 comuni: Antonio Di Tommaso, il Direttore artistico del cantiere ‘Identità in mutamento’

PONTASSIEVE – Il cantiere di scultura ‘Identità in mutamento’ è stato per tutto il periodo supervisionato e seguito dal Professore Antonio Di Tommaso, docente di scultura all’Accademia delle belle Arti di Firenze. E’ stato lui a scegliere gli artisti, tutti suoi ex studenti, per realizzare le 7 sculture per i 7 comuni coinvolti nel progetto e praticamente ogni giorno era presente in cantiere per aiutare, appoggiare e consigliare i giovani scultori.

Antonio Di Tommaso è una personalità nota in Valdisieve. Già negli anni 70′ faceva le sue prime mostre a Rufina e Pontassieve anche se non si è mai fatto mancare simposi in tutta Italia e all’estero. Il Professore nasce a Frisa (CH) nel 1945 e vive e lavora a Firenze, ha approfondito la conoscenza delle varie tecniche scultore e ha frequentato i più autorevoli studi di scultori. E’ autore di importante opere collocate in spazi pubblici come “Forze propulsiva”, i quattro parallelepipedi di acciaio di viale Guidoni a Firenze.

Per lei questo è un ritorno in un luogo che negli ultimi 30 anni l’ha accolta…
“Il mio legame con questa zona risale al 1976 quando il critico d’arte Dino Pasquali organizzò a Pontassieve una mostra di Pittura e Scultura Contemporanea dal titolo “Il potere dell’immagine come disciplina visiva”. Negli anni successivi, ho partecipato ad altre manifestazioni allestite sempre in questo territorio. Nei primi anni 80 ho lavorato molto con l’allora Sindaco di Rufina Emilio Rombenchi, una personalità di larghe vedute. Con l’amministrazione comunale di Rufina organizzammo delle grandi mostre di scultura a livello internazionale dove, con la partecipazione di giovani artisti italiani e stranieri, – 20-30 scultori a volta -, fu possibile valorizzare nuove esperienze e, quindi, sottolineare il rinnovamento della scultura degli anni 70-80. Le esposizioni vennero visitare anche da delegazioni straniere”.

E lei ha partecipato a simposi o cantieri?
“Si, molte volte sia in Italia che all’estero. Nel 1983 ho allestito una grande nostra personale nella Villa di Poggio Reale a Rufina, esponendo circa 40-50 sculture. Le opere furono disposte al primo piano della Villa e all’esterno, nel parco circostante. Le manifestazioni di quel periodo erano ritenute fra le più importanti nel territorio toscano. A Pontassieve il critico d’arte Dino Pasquali, grande figura anche come organizzatore, capace di dare risalto e possibilità di esprimersi ai giovani artisti partecipanti di cui anch’io ne facevo parte, organizzava vari stage di scultura. Nel 1984, in una di queste manifestazioni, realizzai una scultura per “arredo urbano” che fu poi collocata presso la Scuola materna “ Piero Calamandrei “ di Rufina”

Quanto questo territorio l’ha valorizzata come scultore?
“Moltissimo, dalla metà degli anni 70 ho partecipato a rassegne d’arte importanti che richiamavano artisti provenienti da varie regioni d’Italia. Il confronto con tanti colleghi scultori, le opere realizzate e le discussioni che ne seguivano, sono state importanti per la mia ricerca creativa”.

Oggi qui il suo ruolo è di Direttore Artistico e segue 7 giovani scultori…
“Ho coordinato tutta la manifestazione e dato indicazioni per la scelta sia dei partecipanti che dei loro progetti. Ho soprattutto dato disposizioni per installare il cantiere in modo che risultasse idoneo a svolgere in sicurezza questa attività. I parteciparti a questo Simposio sono stati tutti studenti dell’Accademia di Belle Arti di Firenze dove io tutt’ora insegno. Infatti sono tutti miei ex allievi, con loro ho organizzato altri Simposi di cui svariati in Abruzzo. Mi sono quindi fidato della loro esperienza e della loro capacità di affrontare un lavoro difficile e duro come quello della lavorazione sulla pietra”

Viste le risorse sempre minori questo sembra un fatto eccezionale, lei che ne pensa?
“Certamente. In un momento difficile, dove ovunque vengono tagliati i finanziamenti per la cultura, va riconosciuta al Comune di Pontassieve, al suo Sindaco e, in particolare, all’Assessore alla Cultura Alessandro Sarti, la volontà e la determinatezza nel promuovere e sostenere questa iniziativa. Tali manifestazioni oltre che favorire la scoperta di nuovi talenti, rafforzano nei giovani artisti la passione per la scultura e dimostrano che in Toscana l’amore per l’arte e per la tradizione è tuttora vivo. Mi riferisco al valore della pietra e del marmo, materiale tipico della Toscana che nel Rinascimento raggiunse la massima espressione con le opere di Donatello e di Michelangelo. Sono questi alcuni aspetti che ancora attirano sia a Firenze che a Carrara tanti studenti italiani e stranieri e tanti studiosi da tutto il mondo”

Il cantiere aperto forse darà anche modo di ricordare come sono state sviluppate le opere e vedere come si lavora la pietra..
“Infatti le opere che questi giovani stanno realizzando rappresentano una loro intima espressione, alimentata dall’amore per l’arte e concretizzata attraverso un lavoro di sacrificio che non ha nessuno scopo di lucro. Questi giovani artisti prendono la polvere, il freddo, il vento e il rumore dei flessibili e dei martelli peneumatici che per loro rappresenta “la dolce musica”, senza percepire nessun guadagno se non quello di poter trasmettere alla comunità un messaggio positivo. Quando i cittadini vedranno queste opere collocate avranno qualcosa in più a cui pensare e su cui riflettere; penseranno anche che esistono ancora giovani che amano i silenzi e i mestieri antichi”

Queste opere andranno in sette comuni differenti, qual’è il valore aggiunto di una scultura in una città?
“Secondo me bisogna incentivare questo modo di comunicare e apprezzare l’arte. Bisogna ritornare a vivere la piazza come luogo d’incontro, di discussione e di armonia. Un tempo le nostre città, i piccoli centri, i piccoli paesi, le zone che oggi definiamo antiche o provinciali, avevano una piazza, un giardino, una fontana o un monumento come punto di ritrovo e come mezzo per ricordare un grande evento, oppure un personaggio illustre del passato, in un contesto di grande armonia architettonica e ambientale. Questi luoghi aperti invitavano i cittadini a socializzare e a discutere sia dei problemi, che dei piaceri della vita. Oggi l’uomo si sente nudo, spogliato della sua tradizione e della sua storia; vive spesso in periferie anonime, edificate come alveari, tristi e fredde, senza piazze, senza calore, senza armonia di forme in cui regna la solitudine, l’indifferenza e la sofferenza sociale, fenomeni che alimentano le problematiche e i disagi del nostro vivere. L’uomo ha bisogno di ritrovare i suoi monumenti, le sue piazze, i suoi idoli e tornare a viverli come luoghi per dialogare, riflettere e confrontarsi. Voglio dire grazie all’Amministrazione Comunale di Pontassieve che continua a recuperare i valori del passato e a dar voce ai giovani artisti di oggi”.

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