Tre mostre a Fiesole, Pontassieve e Prato per ricordare l’artista Venturino Venturi

FIRENZE – Pontassieve sarà una delle tre città toscane che questo aprile renderanno omaggio a Venturino Venturi. Grazie a tre mostre a Prato, Fiesole e nel capoluogo della Valdisieve saranno ripercorsi alcuni tratti e periodi dell’artista italiano, dalla dimensione internazionale, scomparso dieci anni fa e definito tra i più significativi artisti del Novecento in Toscana.

Pinocchio, 1958, pastello ad olio su carta su tela, 90×85, Archivio Venturino Venturino (Foto: Comune di Pontassieve)

Le tre esposizioni, volte a riproporre la figura dell’artista, sono state presentate questa mattina agli Uffizi di Firenze da Cristina Acidini, Soprintendente per il Polo Museale di Firenze, e Antonio Natali, Direttore della Galleria degli Uffizi. Presente anche l’assessore alla cultura di Pontassieve Alessandro Sarti e gli amministratori degli altri comuni interessati.

Se la prima mostra a Fiesole – inaugurazione il 12 aprile – indaga il rapporto dell’artista con il sacro, la seconda a Pontassieve – inaugurazione il 14 aprile – verte su un anno cruciale della sua vita, il 1958, quando ricoverato nell’ospedale psichiatrico di San Salvi, riprende a disegnare avviandosi alla guarigione.

A Prato saranno invece esposte – dal 20 aprile – le opere di soggetto sacro acquisite per il Museo dell’Opera del Duomo e per il Palazzo Vescovile.

Nella sala delle Colonne di Pontassieve quindi ci sarà la mostra “Venturino Venturi 1958”, a cura di Lucia Fiaschi, che ripercorrerà il periodo in cui Venturino riprendere la propria attività dopo la crisi depressiva che lo aveva colto al termine dell’impresa del Parco di Collodi nel 1956. Ancora ricoverato nell’ospedale psichiatrico di San Salvi a Firenze, i medici gli concessero di disegnare e così si avviò alla guarigione. Saranno in mostra una selezione di 17 grandi dipinti su carta a tempera e matita a cera, di cui 10 inediti, e il grande Autoritratto in pietra serena. I fogli non hanno limiti di superficie e Venturino vi traccia figure di uomini, donne e cavalli e soprattutto Pinocchio. E’ un Pinocchio rappresentato con una forza e una sintesi mai raggiunte prima, un Pinocchio doloroso, alle origini stesse del suo Mito.

Venturino Venturi è senza dubbio – scrive Antonio Nataliuno dei non molti artisti italiani che possa vantare una dimensione internazionale. Lo asserisco a dispetto d’una considerazione di lui, talora, paradossalmente, appena regionalistica. Proprio in virtù d’un siffatto convincimento tre anni or sono un suo lirico bronzo del 1952 è entrato agli Uffizi, nell’aula severa della chiesa di San Pier Scheraggio – dimora attuale dell’espressione del Novecento – dove sono cinque i lavori del secolo passato di Corrado Cagli, Marino Marini, Renato Guttuso, Alberto Burri e infine la Donna seduta di Venturino. Artefici reputati tutti di caratura internazionale”.

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