Pelago, il gruppo dirigente del PD locale si dimette. “Avevamo altre speranze…”

PELAGO – “Avevamo altre speranze, pensavamo che il PD fosse il nostro partito e che noi potessimo essere suoi entusiasti dirigenti, non sappiamo se il PD sarà ancora il nostro partito, aspetteremo il congresso, ma il tempo di essere dirigenti, addirittura entusiasti, si conclude qui“. Così si conclude la lettera di dimissioni che Gianluca Cotoneschi (segretario Unione comunale PD di Pelago), Marisa Boschi (segretario Circolo PD di San Francesco) e Giuseppe Bartoletti (segretario Circolo PD di Pelago) hanno inviato ieri agli iscritti del PD di Pelago, al segretario del PD Metropolitano, Patrizio Mecacci, e al segretario del PD Toscano, Andrea Manciulli.

Gianluca Cotoneschi

Un documento, quello in cui rassegnano le dimissioni, in cui si riportando tutte le perplessità relative allo scenario nazionale e in parte anche locale, sottolineando “divisioni ormai non più gestibili”, “un segretario pro tempore eletto faticosamente da quel coacervo di interessi di parte che costituisce ormai il PD”.

“Avevamo altre speranze” recita ripetutamente in ogni capoverso la lettera firmata dai tre dimissionari, affrontando e esponendo tutti i temi che li hanno portati a prendere questa decisione. “Dopo vicende vergognose di giuramenti e tradimenti, che hanno evidenziato divisioni ormai non più gestibili nel gruppo dirigente del PD, ci ritroviamo con un governo di larghe intese con il cavaliere – scrivono i tre – Ci ritroviamo in una terra di nessuno, nella quale chiunque si alza e dice qualsiasi cosa, in assenza di un minimo coordinamento di tipo politico, aspettando, o meglio, preparando, attraverso appartenenze personalistiche, la prossima contesa, il congresso del Partito, per il quale, in assenza di regole certe sui metodi di votazione, sulla platea, ecc., intanto si sono già messi in campo 5 candidati tra cui 2 neo tesserati

Uno degli elementi, che nel Partito Democratico – anche locale in Valdisieve – si sta sempre più delineando, è però lo scontro tra visioni diverse, accentuate da una disputa – quella delle primarie – che non sembra essere mai terminata.

“Pensavamo che le nuove generazioni di iscritti e di dirigenti, fossero in grado di superare le vecchie dispute per il potere e per le poltrone a favore della visione di un partito di levatura europea impegnato nella difesa dei più deboli e nella promozione di un sistema economico che garantisse un’equa e giusta redistribuzione dei redditi – scrivono Cotoneschi, Bartoletti e Boschi – Ci ritroviamo invece le nuove leve impegnate in piccole o grandi guerre il cui unico scopo non è quello di arrivare ad una sintesi tra posizioni diverse, ma è quello della vittoria e della conquista del potere da esercitarsi in maniera pressoché assoluta”.

Pensavamo di stare in un partito dentro il quale ognuno potesse portare il proprio contributo di idee e di lavoro, nel quale ognuno potesse essere valutato e giudicato in base alla qualità delle proprie proposte, nel quale partecipare ad una riunione fosse come stare a casa propria o di qualche amico – concludono – ci siamo ritrovati ad essere valutati in base alle appartenenze, e in riunioni nelle quali, ormai, il sospetto è il sentimento prevalente e tutto suona falso e ipocrita“.

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4 pensieri su “Pelago, il gruppo dirigente del PD locale si dimette. “Avevamo altre speranze…”

  1. Alberto ha detto:

    Con questa decisione si prende atto di una cosa ormai chiara e nitida a tutti. C’è uno spaccamento che tutti i quadri/dirigenti e militanti non vogliono chiamare “scissione”. Certo, con una fusione a freddo, si parlerà di scissione gelida, non detta, ma estremamente chiara. Il modo migliore per risolvere un problema e ammettere che esiste, ma il PD fa finta di niente e va avanti. 

    A livello locale, come a livello nazionale, le due componenti del Pd non si sono mai amalgamate, creando frizioni che poi si sono espresse nelle fastidiosissime correnti. Oggi la parte democristiana, ex margherita, pare avere la meglio e sembra decisa a comandare e prendere il sopravvento rispetto ai vecchi DS che fin’ora hanno tenuto in piedi la scena. 

    Forse è l’ora di smettere di parlare di ex margherita e ex DS, forse è l’ora di dirselo chiaramente. Fusione mai compiuta, esperimento fallito, scissione inevitabile e sinistra, quella vera, da ricostruire. Lasciare il PD in mano a Renzi e alla sua corrente, cerchia, fedeli, sostenitori (chiamateli come più vi aggrada) sposta nettamente il PD da partito di centrosinistra a partito di centro con un uomo e la sua idea al centro di tutto. Che brutto inizio e che brutta fine. 

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  2. andrea ha detto:

    Le dimissioni di alcuni non sono il preludio di una catastrofe. Spiace perchè finisce un cammino in comune, ma non vuol dire che il cammino del partito finisca. Di questo ne abbiamo le cosiddette “prove provate”: chi va a votare, vota il PD!
    Forse un PD che ha preso una botta alle politiche tremenda, ma che ha dimostrato che per il “Bene Comune” si va oltre al muro e ci si investe di una resposabilità che porta ad affrontare un pezzo di strada con un Governo che piace veramente a pochi.
    Credo che prima di tutti i personalismi e di tutte le correnti, cerchia, sostenitori, ecc.. ci sia da fare sintesi con un nuovo modo di fare politica e un nuovo modo di essere partito. Il partito stile ottocento (sedi, federazioni, manifesti, tesseramenti, ecc.) non è più un’esigenza della collettività; lo è rimasto solo nella mera visione di un piccolo gruppo di nostalgici che, come si legge, non si riconoscono più in un partito che è in evoluzione (e meno male!).

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  3. sandro ha detto:

    Mi meraviglia il personalismo denunciato ora: le varie fondazioni che hanno come riferimento i più noti esponenti – per la verità: quasi tutti ex D.S. – sono da tempo anima di fazioni, fazioncelle e via discorrendo e causa di brucianti insuccessi (vedi Prodi). A quelle fondazioni – e ai loro esponenti di riferimento – si sono collegati,  e lo sono tuttora, esponenti locali, non necessariamente di nuova formazione, per conquistare seggiolini, strapuntini, e panchetti. Forse sarebbe stato più corretto – ma non so se sia dia il caso nella specie – dire che ci si sente poco sicuri del sostegno dei cavalli di riferimento, che si stanno riposizionando sulla fune come al palo, guarda caso, che si svolge a Siena.

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  4. Zdanov ha detto:

    La Giunta Zucchini è palesemente neodemocristiana, in linea col renzismo imperante, ormai non c’è più niente di sinistra nel pd (tutto minuscolo), continua, dopo il sostegno al governo monti, l’esperienza di consociativismo con la destra berlusconiana. A Pelago i neodemocristiani in 5 anni hanno fatto dei bei disastri. I dimissionari hanno l’opportunità di costruire l’alternativa a Zucchini. I margini ci sono e l’elettorato anche. A loro la scelta

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